Seeing the Bigger Picture (Parte 3)

Questa è la terza e ultima parte della serie “Seeing the Bigger Picture” di Louis Drounau, un viaggio lungo la storia che dimostra come noi tutti trarremmo beneficio da un’Europa più unita (trovate qui e qui a prima e la seconda parte).

In quest’ultimo articolo, Louis ci sfida a riconoscere come è solo unendoci che l’Europa potrà essere in grado di preservare e nutrire la sua millenaria identità condivisa.

Prima l’identità, poi l’amministrazione

Avendo letto la prima e la seconda parte di questa serie, sappiamo che le strutture politiche cambiano costantemente e che il cambiamento non deve essere temuto. Il problema ora è: che tipo di cambiamento dovremmo accogliere e incoraggiare in Europa?

La risposta è semplice: dobbiamo incoraggiare il cambiamento che ci aiuta a promuovere i nostri valori e a raggiungere i nostri obiettivi.

Tornando a un’analogia proposta in precedenza: come un bambino inevitabilmente cambia con l’età adulta, dovremmo accogliere qualsiasi cambiamento che lo renda una persona migliore. Di conseguenza, dovremmo accogliere il cambiamento che rende la nostra una società migliore. Ma cosa definisce una “buona società”? Come società, dovremmo giudicare se le nostre azioni rispettano e promuovono i nostri valori e obiettivi. Quindi quali sono i nostri valori? E quali i nostri obiettivi?

Per gli umanisti, questi dovrebbero essere:

  • I diritti umani: poiché, senza di loro, verremmo sopraffatti dalla tirannia.
  • La democrazia: perché ci permette di scegliere liberamente quello che vogliamo per noi;
  • Lo stato di diritto: per assicurare che i due valori precedenti vengano rispettati da tutti e per tutti.

Nei paesi dove lo stato di diritto è applicato, i diritti dei cittadini sono protetti e può svilupparsi una vibrante democrazia. Se non esistono delle leggi appropriate o le medesime non vengono rispettate, i cittadini vivono in uno stato di arbitrarietà e di competizione senza limiti – Una competizione che, per mancanza di alternative o per impostazione, favorirà i più potenti. In questi sistemi, la forza è giusta, e i deboli sono abbandonati privi dello scudo della legge, mentre i forti impongono la propria volontà. Questo è precisamente quello che lo stato di diritto mira a contrastare.

Lo stato anarchico della legge internazionale favorisce relazioni di potere, evasione fiscale e terrorismo

Nei secoli recenti, la maggior parte dei paesi ha fatto grandi progressi nell’adozione di sistemi di stato di diritto, sviluppando meccanismi giuridici e istituzionali formali e codificando leggi e usanze.

Tuttavia, non si è verificato lo stesso fenomeno nel sistema internazionale nel quale viviamo. Anche se la legge internazionale continua a svilupparsi, le manca tuttavia un meccanismo di applicazione appropriato che faccia capo a un’autorità pubblica superiore. L’applicazione della legge internazionale fa affidamento all’ottemperanza volontaria dei singoli paesi. E, anche se i paesi possono venire invitati a rispettare le leggi – facendo leva sul loro proprio interesse o sulla reputazione – non possono essere obbligati a farlo. In questo sistema, nazioni potenti militarmente o economicamente, sono libere di imporre la propria volontà su altri paesi più piccoli, senza curarsi della loro teorica indipendenza. La pretesa sovranità dei paesi più piccoli può fare poco dinanzi a relazioni basate sul potere, che giocano a favore dei paesi grandi e potenti. Questo caos globale gioca anche a favore di attori non statali, come le imprese multinazionali e i gruppi terroristici, felici di mettere gli stati uno contro l’altro- per esempio al fine di evitare di pagare tasse o per beneficiare della mancanza di cooperazione nel controllo delle frontiere.

Riforma te stesso prima che gli altri ti costringano a farlo

I paesi europei si trovano dinanzi alla prospettiva di divenire attori di media o minima importanza sulla scena globale e di competere con potenze più grandi. I nostri rappresentanti e cittadini dovrebbero considerare con attenzione le parole dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini: “I paesi europei si dividono in due tipi: quelli piccoli e quelli che non si sono ancora resi conto di essere piccoli nel mondo di oggi”.

In effetti, lo smantellamento degli imperi coloniali europei e il progressivo sviluppo del Sud globale ha portato a una nuova distribuzione del potere nel mondo, e le nazioni europee ora si trovano in posizioni più in linea con il numero di propri abitanti e le proprie dimensioni geografiche.  E non dovremmo farci illusioni: i continui sforzi per sradicare la povertà globale e per promuovere lo sviluppo globale, insieme a una demografia favorevole, continueranno ad aiutare i paesi poveri a ridurre il gap con le controparti europee, come è giusto che sia per il bene di tutti. Cosa faranno i paesi europei presi singolarmente quando l’India, il Pakistan, il Brasile, l’Etiopia o la Nigeria sfrutteranno a pieno il proprio potenziale inutilizzato? La Germania, il paese più popoloso tra gli stati europei, è solo al sedicesimo posto nel mondo per numero di abitanti; il suo 1,1% della popolazione mondiale impallidisce dinanzi al 18,4% della Cina.

Cercando l’unità al di là delle nostre frontiere

Quindi, corriamo il rischio di perdere non la nostra sovranità di facciata ma la nostra effettiva capacità di scegliere liberamente, e questo a beneficio di paesi che possono o meno condividere i nostri valori. Quali sono le nostre opinioni al riguardo?

Da una parte, potremmo decidere che salvaguardare le nostre istituzioni nazionali sia di primaria importanza; che mantenere i nostri stati-nazione come li conosciamo e come pensiamo debbano rimanere abbia la precedenza su tutto. Potremmo mirare a restare politicamente indipendenti, a organizzare la nostra vita politica e prendere le nostre decisioni autonomamente. Così, mentre gli altri crescono, noi ci riduciamo a essere sovrani di nulla.

Oppure, potremmo decidere che la nostra identità sia da cercare nella nostra storia e nei nostri valori, piuttosto che nelle nostre istituzioni, e che quelli vengano prima delle nostre strutture amministrative e politiche.  Potremmo riconoscere che i nostri poteri militari, politici ed economici sono insufficienti per competere contro potenze più forti, e renderci conto che il nostro potere di scegliere liberamente ci sta lentamente ma sicuramente fuggendo. Di conseguenza, riconosciamo che potremmo preservare meglio la nostra identità e libertà e promuovere i nostri valori unendoci volontariamente tra paesi con la stessa mentalità, piuttosto che lasciare il potere decisionale a potenze più forti e potenzialmente ostili. Nello stesso modo in cui le varie parti di un paese sono più forti appartenendo a una struttura nazionale unita, così i paesi europei risulterebbero più forti all’interno di una struttura federale unificata. C’è del vero nella frase: Uniti vinciamo.

L’elemento chiave da capire è che non vi è nessuna predeterminazione storica nel fatto che un popolo vive unito all’interno di un paese – il popolo non esisteva precedentemente al paese, sono state la storia e la vita a renderlo un popolo. Se la storia fosse andata diversamente, saremmo popoli diversi, e tutto apparirebbe ugualmente naturale.

I nazionalisti odierni combattono per ciò a cui i nazionalisti di ieri si opponevano

La scelta di formare una comunità politica unita, che per millenni è stata determinata dall’esito delle guerre  o dalla volontà di re o imperatori di conquistare territori o combinare matrimoni, ora è aperta alla decisione popolare. Siamo liberi di cambiare la nostra struttura e la nostra comunità politica. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è volerlo e fare in modo che i nostri rappresentanti lo facciano.

Alcuni sostengono che le nostre storie nazionali siano troppo uniche e le nostre culture troppo diverse per poter mai creare una federazione europea. Dire questo, tuttavia, implicherebbe ammettere che saremo per sempre limitati dal nostro passato e prigionieri della storia. Se fosse così, e se ogni tipo di evoluzione fosse limitata da dove proveniamo, non ci sarebbe nulla per cui lottare o su cui sperare.

I nazionalisti di oggi dimenticano che i paesi che vogliono preservare o “restaurare” – proprio le strutture che essi vedono come il simbolo delle nostre identità – sono quello contro cui i nazionalisti di ieri combattevano. Membri del Fronte Nazionale francese, che oggi si considerano patrioti e glorificano l’Illuminismo francese, dovrebbero ricordare che, prima di loro, c’erano altri che si definivano ugualmente patrioti, e che combattevano risolutamente contro quello stesso Illuminismo. Anche loro dicevano di difendere la vera Francia “come era sempre stata” e doveva rimanere. Ovviamente, le generazioni future non mancheranno di giudicare i loro sforzi sbagliati, come quelli di coloro che combattevano per mantenere le divisioni tribali, la monarchia assoluta o gli imperi coloniali.

Stando insieme, salvaguardiamo le nostre identità

La decisione di unirsi volontariamente in una Federazione Europea non è in nessun modo una rinuncia a quello che siamo: non è la fine delle nostre storie e identità nazionali. Ciò significa riconoscere che condividiamo valori comuni con i vicini europei, e che, unendoci, siamo maggiormente in grado di preservarli. Come le nostre comune origini romano-ellenistiche non sono svanite dopo la scomparsa delle città-stato greche e dell’Impero romano, così le nostre storie nazionali e i nostri valori saranno ancora presenti un’Europa unificata.

Guardate gli Stati Uniti: anche se consideriamo il popolo americano omogeneo, gli americani saranno pronti a sottolineare che gli abitanti di New York vivono diversamente da quelli della California, e che gli abitanti delle colline rosse della Georgia non sono come quelli delle cime innevate del Colorado.

Una tale diversità in un paese che ha le dimensioni di un continente può, e deve, essere custodita attraverso istituzioni ben ponderate. Come le nostre tradizioni regionali non sono scomparse con la nascita degli stati-nazione, così le nostre differenze e i caratteri nazionali permarranno in un’Europa unita. Sta a noi pensare a istituzioni forti, democratiche e rappresentative, adattate alle nostre specificità, e che assicurino il rispetto delle nostre libertà e differenze, e che ci permettano di vivere più forti insieme.

Non lasciamo più che sia la linea di una mappa a definirci

In questa breve rassegna, ho cercato di spiegare che quello che è cambiato in passato è destinato inevitabilmente a cambiare ancora, che noi lo vogliamo o no. Il mantenimento e l’affermazione della nostra identità semplicemente non sono compatibili con la rigida immobilità delle nostre strutture socio-politiche. Ciò che siamo è molto più di una linea su una mappa o un posto riservato a una conferenza internazionale. La scelta ora è nostra: dobbiamo decidere cosa vogliamo fare del nostro futuro e riconoscere, come altri hanno fatto con successo prima di noi, che, prima di ogni riforma significativa dell’anarchico sistema globale, unirci come popoli dalla stessa mentalità, con valori condivisi e libertà per tutti, è il solo modo per assicurare la sopravvivenza della nostra identità europea.

Riguardo l’autore

Louis lavora attualmente per la Nazioni Unite a Nairobi, in Kenya. Precedentemente, ha lavorato presso le Nazioni Unite in Costa d’Avorio e a New York; ha inoltre collaborato, tra gli altri, con la Commissione Europea su questioni politiche e con il Consiglio d’Europa su attività di contrasto al riciclaggio di denaro.   Louis è un forte federalista europeo e dibatte con passione di questioni socio-politiche. Potete trovarlo sul suo blog Food for Thought.

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