L'Italia che vorrei

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino e di avere in testa la vostra ricetta per rilanciare l’Italia? Vi è mai capitato di pensare continuamente a come cambiereste le cose che non vanno? Vi è mai capitato di vergognarvi per quello che succede nel vostro Paese, come ad esempio per la situazione in cui è ridotta Roma?

Io mi faccio queste stesse domande tutti i giorni, mentre vado al lavoro, mentre corro e mentre faccio la doccia. La “buona notizia” è che dopo aver investito molto tempo a cercare di capire cosa precisamente stia succedendo, ho finalmente iniziato a darmi delle risposte.

In questo articolo vorrei condividere con voi le mie idee e dare inizio a un dibattito costruttivo su quello che ci servirebbe per ripartire davvero.

Mi chiamo Matteo Mannocci e, dopo la laurea in International Management, lavoro come Account Manager in Mastercard, dove aiuto una delle più grandi banche italiane a diventare digitale e a combattere l’uso del contante tra i consumatori. Prima di entrare in Mastercard, ho lavorato in Italia e all’estero in banche d'investimento e nel settore del lusso.

L’Italia ha i numeri per farcela

Prima di iniziare, vorrei dire una cosa in cui credo davvero. Penso che il nostro Paese possa farcela, che ci siano tante cose da sistemare ma che la nostra posizione (tutto sommato buona) di economia avanzata, il grande livello di capitale umano disponibile e le risorse non ancora adeguatamente sfruttate a nostra disposizione possano farci superare definitivamente il periodo di crisi.

È per questo che ho deciso di restare e di non andare all’estero.

Possiamo farcela, ma il tempo stringe e dobbiamo darci da fare, adesso, insieme.

Il Prodotto Interno Lordo, per gli amici il PIL

Ho pensato di scrivere questo paragrafo per aiutare i lettori che non conoscono le nozioni di base di micro e macroeconomia a comprendere meglio le mie proposte. Se vi sentite forti su questi temi, sentitevi liberi di saltarlo.

Il PIL misura il valore del prodotto della nostra economia nazionale alla fine di ogni anno solare e si può calcolare con una semplice equazione. Sul lato sinistro dell’equazione troviamo la produzione (o offerta), mentre sul lato destro dell’equazione troviamo chi “compra” i beni prodotti (la domanda).

PIL = Consumi di famiglie e imprese + Investimenti + Spesa Pubblica – Tasse + Esportazioni – Importazioni.

Come potete vedere, il PIL è sostenuto dai consumi, dagli investimenti, dalla spesa pubblica (la spesa della pubblica amministrazione) e dalle esportazioni, mentre viene ridotto dalle tasse e dalle importazioni (quello che compriamo dall’estero e che non viene prodotto in Italia).

Come leggere il PIL

Che cosa significa l’equazione del Prodotto Interno Lordo?

I Consumi (pensate al carrello della spesa) contribuiscono positivamente al PIL e dipendono dall’occupazione e dai salari, quindi ridurre il tasso di disoccupazione ha sicuramente un effetto positivo sul PIL.

Gli Investimenti consistono nell’acquisto di fattori produttivi (macchinari ecc) o di beni durevoli (come l’automobile o la lavatrice) e hanno un impatto positivo sul PIL.

La Spesa delle Pubbliche Amministrazioni (pensate alla Polizia, alla scuola, all’INPS, alla sanità, agli impiegati pubblici, al costo per soccorrere gli immigrati ecc) contribuisce positivamente al PIL ma è finanziata dalle tasse, che riducono il PIL (o da tasse + “deficit pubblico”, se le tasse non bastano a coprire le spese dello Stato, come succede in Italia). Il “deficit pubblico” misura quanto denaro lo Stato prende in prestito ogni anno e si calcola come la differenza tra le tasse raccolte e quanto lo Stato spende. Una delle regole dell’Unione Europea impone che il deficit non sia superiore al 3% del PIL all’anno. Mentre molte persone lamentano che questo tetto all’aumento dell’indebitamento sia troppo basso e non consenta al settore pubblico di rilanciare l’economia in momenti di crisi, questo tetto consente di limitare la crescita del debito pubblico e garantisce quindi un discreto grado di stabilità all’economia dei Paesi aderenti all’UE.

Se la Spesa Pubblica aumenta il PIL, è chiaro che tagliarla lo riduce. Tuttavia, essendo finanziata dalle tasse, lo stato può decidere di spendere meno, “rinunciando” a una parte delle tasse. Questo provocherà un aumento della ricchezza delle famiglie e delle imprese (e quindi del PIL).

Le Importazioni riducono il PIL, in quanto comprando un bene prodotto all’estero quel denaro non viene re-inserito nel circolo economico nazionale.

Le Esportazioni invece aumentano il PIL. Pensate alle esportazioni come al consumo estero dei beni prodotti a casa nostra.

Cosa è successo al PIL?

Durante gli ultimi anni di crisi, abbiamo assistito a una diminuzione di circa il 10% del nostro PIL causata da un forte declino di consumi e investimenti che è stato attutito da un aumento a doppia cifra delle esportazioni e limitati tagli alla Spesa Pubblica, che oggi vale circa il 50%  del nostro PIL.

Ma questo 50% è tanto o poco? Come ci ricorda Carlo Cottarelli, ex Commissario straordinario per la revisione della Spesa, è sicuramente di più di quanto possiamo permetterci.

Ridurre questa spesa e quindi abbassare le tasse sarebbe un grosso vantaggio per la nostra economia, in quanto le singole famiglie e imprese non possono controllare come lo Stato spende questi soldi (efficienza) e non possono spendere questi soldi per investire in beni durevoli (macchinari ecc), che potrebbero generare ricchezza aggiuntiva negli anni futuri.

Obiettivo Crescita Sostenibile

Che cosa significa crescita sostenibile? Crescere senza aumentare il peso sulle spalle delle generazioni future. Quindi il famoso “debito pubblico”.

Il debito pubblico è un prestito che lo Stato ha contratto con grandi banche, italiane e straniere, per finanziare la Spesa Pubblica, non essendo sufficiente il prelievo fiscale, cioè le tasse.

Il debito pubblico è calcolato in percentuale sul PIL: l’indebitamento dello Stato viene diviso per il PIL totale. Trattandosi di una frazione, per ridurre il nostro debito pubblico non è necessario ripagarlo ma basterebbe aumentare il denominatore (PIL) tenendo fermo il numeratore (debito), oppure aumentare il PIL più velocemente rispetto al debito, se non è possibile smettere di indebitarsi.

Un esempio per capire la Crescita Sostenibile - Se il nostro “deficit pubblico” (la differenza annuale tra spesa pubblica e entrate tributarie) è attualmente intorno al 2.5% e non venisse azzerato, il nostro PIL dovrebbe crescere a un tasso superiore (es. al 3% all’anno), mentre noi cresciamo a tassi vicini all’1%, e quindi il totale del nostro debito pubblico è in costante aumento, nonostante la nostra economia “cresca”.

Perché continuare ad indebitarsi è un problema?

Perché al crescere del debito del nostro paese cresce l’ammontare di interessi che il nostro paese deve pagare. Questi interessi sono parte della voce “Spesa Pubblica” e maggiori interessi da pagare ogni anno riducono la quantità di risorse disponibili per le altre voci di spesa (sanità, pensioni, ecc).

Per ripartire davvero, dobbiamo quindi creare le condizioni adeguate per poter tornare a crescere in maniera sostenibile.

Come raggiungere l’obiettivo di Crescita Sostenibile?

Appare quindi evidente che per fare in modo che la nostra economia riparta dobbiamo:

  • da un lato stimolare la nostra economia, in modo che consumi e investimenti crescano. Possiamo farlo sostanzialmente tagliando le tasse, rinunciando a una parte della Spesa Pubblica, e/o aumentando il tasso di occupazione.
  • dall’altro smettere di indebitarci. Dobbiamo azzerare il deficit, sempre rinunciando a una parte della Spesa Pubblica.

Le 5 Riforme per ripartire

Come facciamo ad aumentare il PIL in maniera sostenibile, senza aumentare il peso sulle prossime generazioni?

Come facciamo a restituire al Paese una struttura economica più resiliente, in grado di resistere agli shock interni ed esterni, e più competitiva in un contesto economico sempre più globale?

Per raggiungere questi obiettivi, a mio parere abbiamo bisogno di cinque riforme.

  1. Una riforma della Scuola che ponga le basi per un aumento della produttività del Sistema Paese;
  2. Una riforma fiscale che aumenti il gettito riducendo evasione, elusione e carico sui contribuenti;
  3. L’ampliamento della riforma del Lavoro che contribuisca a un aumento consistente tasso di occupazione;
  4. Una riforma della Pubblica Amministrazione, che ridefinisca il ruolo dello Stato nell’Economia, che elimini gli sprechi e la spesa improduttiva e che aumenti la concorrenza a beneficio dei consumatori.
  5. Una riforma della Giustizia, che garantisca ciò che gli esperti chiamano “certezza del diritto” (e delle pene, direi) e una riforma Costituzionale, che definisca chiaramente il rapporto tra Stato e Regioni;

Nei prossimi post spiegherò nel dettaglio la mia visione per ciascuna di queste Riforme.

È aperto il dibattito costruttivo su quello che ci servirebbe per ripartire davvero!

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Matteo Mannocci

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