Brexit, un anno dopo. Londra arriva al tavolo delle negoziazioni più debole che mai e hard Brexit sembra lo scenario più probabile.

Brexit: un anno dopo.

Poco più di un anno fa, i cittadini inglesi decidevano di uscire dall’Unione Europea. Una maggioranza esigua ha stabilito uno dei cambiamenti più radicali nella storia della Gran Bretagna. Tale risultato può essere considerato un enorme errore politico da parte di David Cameron, il quale ha sottovalutato le reali conseguenze del referendum e l’impatto che il voto di protesta ha avuto sull’esito della consultazione referendaria (fonti: The Guardian, Repubblica).

L’effettivo risultato della Brexit è ancora totalmente incerto e le elezioni di giugno hanno contribuito ad aumentare questa incertezza. In questo momento la Gran Bretagna si trova in una situazione di “hung parliament”: tale espressione è utilizzata per descrivere uno stato del mondo nel quale nessun partito ha una maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. La soluzione adottata da Theresa May è stata un’alleanza tanto inusuale quanto discussa con il partito Nord Irlandese Democratic Unionist (DUP), movimento nazional-conservatore, noto per le idee ultra nazionalistiche e spesso estremiste.

Che cosa succederà quindi nei prossimi anni? Quali sono gli scenari più credibili? A prescindere dall’esito delle contrattazioni, ciò che rimane certo è una forte ripercussione sugli equilibri finanziari ed economici della Gran Bretagna e della stessa Unione Europea.

Elezioni shock per Theresa May

Il 19 giugno 2017 sono ufficialmente iniziate le negoziazioni per la Brexit tra Gran Bretagna e Unione europea. Da una parte, le elezioni svoltesi l’8 giugno non hanno fatto altro che aumentare l’incertezza sull’esito delle contrattazioni stesse. Infatti, il partito conservatore dei Tories ne è uscito con una maggioranza minore delle precedenti elezioni, inferiore a qualsiasi previsione. Dall’altra, l’esito elettorale ha anche risollevato la speranza che il Regno Unito effettivamente rivaluti le proprie priorità in vista delle negoziazioni con l’UE.

Nella tabella sotto, è possibile trovare il risultato delle elezioni:

Brexit 1
Tabella 1: Risultato delle elezioni dell’8 giugno 2017. Fonte: live UK election results, BBC, 9 giugno 2017.

Come si evince dalla tabella, oltre ad aver perso 12 seggi, il partito guidato da Theresa May ha anche perso di fatto la maggioranza assoluta, assicurata tuttavia da un’inusuale alleanza con il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord (DUP).

Analizzando ulteriormente il dettaglio dei voti nella tabella 2, possiamo vedere come il partito per l’indipendenza UK abbia chiaramente perso terreno (-11% di voti rispetto alle ultime elezioni) a favore del partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn, sostenitore di una Soft Brexit.

Brexit 2
Tabella 2: Dettaglio dei voti delle elezioni. Fonte: live UK election results, BBC, 9 giugno 2017.

May indebolita – UK indebolita

L’unica certezza di queste elezioni è che Mrs. May ne sia uscita pesantemente indebolita, con la sua stessa leadership all’interno del partito Conservatore ora a rischio. George Osborne, membro del partito Conservatore e precedente Cancelliere dello Scacchiere britannico, ha definito la PM inglese come “dead woman walking” (fonte: The Guardian).

May indebolita, partito Conservatore indebolito, Gran Bretagna indebolita: quest’assunzione è ormai scontata in quanto, in un momento di storica difficoltà per il Regno Unito, il partito che dovrà guidare i cittadini ha soltanto una sottile maggioranza basata su alleanze instabili. Fin dall’inizio delle negoziazioni, infatti, la posizione del Regno Unito sarà compromessa dalla conoscenza della propria fragilità interna e dal relativo rischio di una probabile caduta del governo.

Brexit: next steps

Dal 29 marzo 2017, con l’invocazione dell’ormai celebre articolo 50, sono ufficialmente iniziati i due anni entro i quali la Gran Bretagna dovrà organizzare la sua uscita dall’Unione Europea. Il 19 giugno 2017, le due controparti hanno effettivamente iniziato a negoziare i vari punti che dovranno essere affrontati. Il tema principale riguarda la tempistica dei negoziati. Non ci saranno trattative continue, ma l’intera negoziazione sarà impostata su più “cicli mensili”: il primo inizierà con un’offerta da parte dell’UE, negoziazioni interne e controfferta da parte di UK. Tuttavia, non sono ben chiare le effettive tempistiche dei meeting e le relative agende sembrano confuse (per esempio UK sembra dare per scontato che le trattative sul mercato unico debbano andare in parallelo con le altre materie, mentre l’UE non sembra essere sullo stesso piano – Fonte: broker reports).

Idealmente, la prima settimana sarà impiegata per preparare un’offerta (il primo meeting europeo si è svolto il 22-23 giugno) mentre l’invio formale di tale proposta al governo inglese avverrà durante la seconda settimana. La Gran Bretagna avrà poi a disposizione la terza settimana per negoziare internamente una controproposta da presentare entro la quarta.

Secondo questa tempistica, una proposta di accordo dovrà essere pronta per l’autunno del 2018 (data di scadenza massima), la quale dovrà poi essere approvata dal parlamento Europeo con una semplice maggioranza. A tale votazione parteciperanno anche i membri del parlamento rappresentanti la sovranità inglese.

Brexit: i possibili scenari

Abbiamo riassunto i possibili esiti delle contrattazioni tra UE-UK in 5 scenari principali:

Hard Brexit

Il Regno Unito abbandonerà l’UE, interrompendo tutti i rapporti commerciali e imporrà limiti anche all’immigrazione. Il paese guidato da Theresa May dovrà rinegoziare accordi con ogni singolo stato, Irlanda e Italia incluse: avrà piena libertà di scegliere come operare, priva dei dettami finora imposti dell’UE e dagli accordi sovra nazionali. Questo è lo scenario più probabile dopo che, alle elezioni dell’8 giugno, i due maggiori partiti hanno vinto l’82% dei voti: entrambi hanno difatti promesso un controllo dell’immigrazione, tariffe su importazioni ed esportazioni, decretando difatti l’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico;

Soft Brexit

Una modalità meno estrema per abbandonare l’UE. Un modello di partecipazione da seguire potrebbe essere quello Norvegese: il Regno Unito rimarrà ancora soggetto ai regolamenti e alle altre normative del mercato unico, ma senza avere potere decisionale. La Gran Bretagna ufficialmente perderebbe anche l’appartenenza all’European Union Customs Union, l’unione doganale europea. Ciò potrebbe essere un argomento difficilmente digeribile dal parlamento inglese, poiché, seguendo il modello norvegese di “tariff-free access to the EU”, il Regno Unito dovrebbe non solo seguire le four freedom che contraddistinguono il modello di mercato unico (goods, capital, services, and labour / merci, capitali, servizi e lavoro), favorendo quindi l’immigrazione, ma anche pagare un grosso contributo all’UE. Le prime stime si aggirano allo 0.2/0.3% del PIL del paese (fonte: broker reports). Un altro modello possibile potrebbe essere quello tra Canada e UE, in linea con i principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio;

Stallo

Se le condizioni imposte dall’UE appaiono troppo svantaggiose, la Gran Bretagna potrebbe dichiarare l’impossibilita’ di accettarle, portando ad una situazione di stallo nelle negoziazioni;

No Brexit

L’alternativa alla situazione di stallo potrebbe essere un rinvio al secondo scenario (oppure al primo), ma anche ad una svolta che porterebbe a revocare l’intenzione di uscire dall’UE. Tale scenario è un’ipotesi remota che potrebbe presentarsi come conseguenza di una caduta del governo. Il vero punto interrogativo in questo caso è: l’articolo 50 permetterebbe davvero un ritorno allo status quo ex ante?

Elezioni

Se l’offerta ufficiale dopo le negoziazioni fosse veramente inaccettabile, il governo inglese potrebbe lasciare di nuovo ai cittadini il potere di decidere. Tale scenario potrebbe portare a una nuova instabilità politica, e la sua fattibilità legale non e’ chiara. Inoltre, ricordiamo che ognuno degli scenari delineati ha come termine i due anni stabiliti dall’articolo 50: ogni azione oltre tale scadenza causerebbe la non validità legale della stessa, portando ad un nuovo momento di stallo.

Conclusioni

Sapere cosa effettivamente succederà è concretamente impossibile. I dubbi rimangono, ma una certezza resta: l’incertezza totale che divide il popolo inglese, l’irreversibile danno potenziale al libero mercato, a quello del lavoro, ai giovani, sono conseguenze che dovrebbero farci pensare a fondo a cosa rappresenti oggi l’Unione Europea, ma soprattutto a come ognuno di noi possa contribuire per migliorarla.

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Gianluca Vanni

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